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Filosofia e Scienze umane

Portale per chi insegna e studia filosofia, pedagogia, psicologia, antropologia e sociologia

Offre materiali a libera consultazione in continua espansione e aggiornamento.

Educare alla cittadinanza

  • «Ma allora non c’è giustizia?»

    Il giovane giudice ascoltava con tristezza, e con tristezza guardava il viso riarso dal sole e rugoso di Jernej, le sue scarpe impolverate, i suoi abiti logori.
    «Non opponetevi alla legge, qualunque essa sia; gli uomini l’hanno creata, gli uomini le hanno dato forza e autorità. Quando vi frusta a sangue, stringetevi nelle spalle e raccomandatevi a Dio; se la sua faccia è stravolta al punto da non poterla più distinguere dall’ingiustizia, guardate da un’altra parte ed evitate di litigare con lei! Tenetelo bene a mente, e adesso andate con Dio e fate come vi ho detto!».
    Sorpreso e spaventato, Jernej lo fissò negli occhi. «Ma allora, non c’è giustizia? Dunque l’avete rinnegata?»
    Il giudice stava in silenzio.
    I. Cankar, Il servo Jernej e il suo diritto, Milano, Feltrinelli, 1977

  • Informarsi senza reagire

    Viviamo in un mondo in cui l'informazione non arriva più a provocare delle reazioni, è una forma di nutrimento, di droga, è come se bevessimo un caffè, ci si informa ma non si reagisce in funzione dell'informazione.
    Matei Vişniec

  • Mio bambino mio leone

    Cerco di insegnarti l'esempio della mia vita "fuori sinc". Lo faccio non comprandoti le cose, non tutte almeno. «Tutti ce l'hanno», ti ribelli. «E tu non ce l'hai». In quel momento mi odi, ma io resisto, non voglio toglierti la capacità di desiderare. Vorrei insegnarti l'indipendenza dello spirito, a staccarti dal pensiero comune. Insegnarti la ribellione, in questo carnaio dove la tolleranza somiglia troppo all'indifferenza. Insegnarti a non sprecare.
    Margaret Mazzantini

  • Siate sempre capaci…

    Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo.
    Ernesto “Che” Guevara

  • Pinocchio e il giudice

    Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d’oro, senza vetri, che era costretto a portare continuamente, a motivo di una flussione d’occhi che lo tormentava da parecchi anni. Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l’iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome e il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice lo ascoltò con molta benignità, prese vivissima parte al racconto, s’intenerì, si commosse, e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello. A quella scampanellata comparvero subito due cani mastini vestiti da giandarmi. Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro: «Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro. Pigliatelo, dunque, e mettetelo subito in prigione».
    C. Collodi, Pinocchio, Firenze, Felice Paggi, 1883

  • Se esprimi un desiderio

    Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo e se guardi il cielo è perché credi ancora in qualcosa.
    Bob Marley

  • Libertà, legalità e Costituzione

    La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare […] La libertà è condizione ineliminabile della legalità; dove non vi è libertà non può esservi legalità […] Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta […] La Costituzione deve essere considerata non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare.
    Piero Calamandrei

  • Non ho paura…

    Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti.
    Martin Luther King

  • 1 gennaio 1948 – Entra in vigore la Costituzione della Repubblica italiana

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
    Costituzione italiana, art. 3

  • Giovani e adulti

    Le generazioni non si susseguono l’una all’altra, senza mai incontrarsi ed entrare in relazione. Per motivi di carattere sociale e biologico (come, ad esempio, il prolungamento delle prospettive di vita), il tempo in cui viviamo è segnato dal sovrapporsi e dal coabitare di persone di età diverse: la vita delle giovani generazioni viene quotidianamente definita dal destino che le viene assegnato da chi, oggi, sta decidendo per loro. Non si possono separare gli adulti dai giovani, le vite degli uni da quelle degli altri; sarebbe un errore fatale, in quanto le scelte di molti adulti pesano sulla loro vita già ora.
    Gruppo Abele

  • Libertà e presunzione

    Oggi il padre teme i figli. I figli si credono uguali al padre e non hanno né rispetto né stima per i genitori. Ciò che essi vogliono è essere liberi. Il professore ha paura degli allievi; gli allievi insultano il professore; i giovani esigono immediatamente il posto degli anziani; gli anziani, per non apparire retrogradi o dispotici, acconsentono a tale cedimento e, a corona di tutto, in nome della libertà e dell’uguaglianza, si reclama la libertà dei sessi.
    Platone, La Repubblica, libro VIII

  • Potere e informazione

    Nulla potrebbe essere più irragionevole che dare potere al popolo privandolo dell'informazione senza la quale si commettono gli abusi di potere. Un popolo che vuole governarsi da sé deve armarsi del potere che procura l'informazione. Un governo popolare, quando il popolo non sia informato o non disponga dei mezzi per acquisire informazioni, può essere solo il preludio a una farsa o a una tragedia, e forse a entrambe.
    James Madison

  • L’«olocausto del marketing»

    In quest'epoca l'immagine della donna è ridotta a un oggetto di consumo: prostitute, corpi da scopare, da picchiare, da scegliere. È l'olocausto del marketing, ogni minuto della nostra vita, 24 ore su 24, le entità del potere lavorano sodo per annientarci il cervello. E allora, per difendere la nostra identità e preservare i nostri processi mentali dall'assimilazione passiva di un mare di merdose idiozie, la sola cosa è leggere, per stimolare l'immaginazione e la libertà di pensiero, e coltivare la nostra coscienza secondo il nostro sistema di credenze. Fidatevi, l'unico modo per sopravvivere è poter preservare la nostra mente!
    T. Kaye, Detachement, USA, 2011

  • Un giornalismo fatto di verità

    Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera, quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente all’erta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.
    P. Fava, Lo spirito di un giornale, 11 ottobre 1981

  • Senso civile e partecipazione

    Una città che voglia occuparsi dello sviluppo del senso civile ha bisogno della partecipazione di tutti i cittadini, giovani e adulti. La partecipazione, questione assai delicata, riconosciuta come importante ma raramente affrontata in tutta la sua complessità, muove vissuti ambivalenti. Desiderata e temuta, motore di prospettiva e cambiamento, di disillusione e frustrazione. Ciò che è possibile fare è allestire dei dispositivi democratici, nei quali si possa dare un’alta capacità concertativa utile ad assumere la complessità dei punti di vista e degli obiettivi, la presenza di attori sociali differenti, la velocità di alcuni processi.
    Gruppo Abele

  • Libertà e responsabilità

    Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna, ce ne sono sempre altre da scalare. Adesso mi sono fermato un istante per riposare, per volgere lo sguardo allo splendido panorama che mi circonda, per guardare la strada che ho percorso. Ma posso riposare solo qualche attimo, perché assieme alla libertà vengono le responsabilità, e io non oso trattenermi ancora: il mio lungo cammino non è ancora alla fine.
    Nelson Mandela

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