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Filosofia e Scienze umane

Portale per chi insegna e studia filosofia, pedagogia, psicologia, antropologia e sociologia

Offre materiali a libera consultazione in continua espansione e aggiornamento.

Educare alla cittadinanza

  • Ambienti educativi

    Più intensamente e più efficacemente di tanti progetti e intenzioni educative, gli ambienti nei quali si vive assumono una funzione educante. Di per sé la materialità di questi sistemi non possiede alcuna specificità educativa: è il modo con cui essi organizzano la complessità e il funzionamento del quotidiano che assume una valenza educativa, definendo le regole, i legami e le loro qualità, i sistemi simbolici di riferimento, i sistemi di premio e punizione, l’idea di giustizia, i modelli di inclusione e appartenenza, l’idea di bene e di male.
    Gruppo Abele

  • 18 ottobre 1909: nasce Norberto Bobbio, filosofo, storico e politologo italiano

    La maggior parte degli uomini di oggi non sono tanto atei o non credenti, quanto increduli. Ma colui che è incredulo non è fuori dalla sfera della religione [...] Lo stato d'animo di chi non appartiene più alla sfera del religioso non è l'incredulità, ma l'indifferenza, il non saper che farsene di queste domande. Ma l'indifferenza è veramente la morte dell'uomo.
    Norberto Bobbio

  • Le sfide dell’educazione alla cittadinanza

    L’educazione alla cittadinanza assume le sfide che il contesto le pone, inserendo in ogni piega del quotidiano la convinzione che un’altra vita sia possibile, cercando di rompere l’isolamento tra le diverse aree della città e i suoi molteplici abitanti, presidiando la dimensione del “come” stare insieme.
    Gruppo Abele

  • Calvino e le città

    Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero.
    I. Calvino, Le città invisibili, Milano, Mondadori, 1993

  • Il valore dei beni pubblici nella crescita civile

    Educare alla cittadinanza e sostenere la crescita civile di persone e territori implica l’apertura di spazi di discussione collettiva intorno ai beni pubblici di cui deve dotarsi una città per permettere a ogni persona di crescere. Crescere in identità, cultura e conoscenza, godere di migliori condizioni di salute, lavorative ed economiche, poter vivere in un luogo bello, avere una casa, poter sviluppare relazioni e reti significative, e costruire ogni giorno la propria città.
    Gruppo Abele

  • La libertà dei cittadini

    La libertà dei cittadini, invece, non è una libertà dalle leggi, ma una libertà grazie o in virtù delle leggi. Perché vi sia vera libertà è necessario che tutti siano sottoposti alle leggi o, come recita il classico precetto, che le leggi siano più potenti degli uomini.
    M. Viroli, La libertà dei servi, Bari, Laterza, 2010

  • Di cosa si alimenta la democrazia?

    Poiché esige nel contempo consenso, diversità e conflittualità, la democrazia è essa stessa un sistema complesso di organizzazione e di civilizzazione politiche: alimenta e si alimenta dell’autonomia intellettuale degli individui, della loro libertà d’opinione e d’espressione, del loro senso civico.
    E. Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2001

  • I contenuti dell’educazione civile

    L’educazione civile, all’interno di un contesto democratico che definisce lo spazio d’inclusione delle persone e dell’esercizio di un potere che assume “valore pubblico”, sceglie e predilige come contenuti principali: la cura dei beni pubblici, le identità individuali e collettive, la giustizia e i suoi legami, le pratiche pubbliche, la crescita delle “essenze” civili dei cittadini.
    Gruppo Abele

  • «Tante leggi, tanta più illegalità»

    L’educazione alla cittadinanza che intende sostenere la crescita civile non può avere per contenuto solo la dimensione delle regole e delle leggi.
    «Il mondo attuale è saturo di leggi: quando il sistema legislativo arranca, cioè non tiene il passo con le domande sociali, conoscendosi solo leggi, non si può fare altro che legiferare ancora. E in questo modo si finisce per voler far fronte alla debolezza della legge con altre leggi. Non è solo un circolo vizioso che, alla fine, lascia le cose come stavano; è una spirale che conduce al basso, al logoramento della legge, all’erosione progressiva del senso di legalità. Vale infatti una proporzione perversa: tante leggi, tanta più illegalità».
    G. Zagrebelsky, La legge e la sua giustizia, Bologna, Il Mulino, 2009

  • Per una «coscienza di luogo»

    Un’educazione che si orienta alla crescita civile non può che avere a cuore la cura degli spazi pubblici, luoghi nei quali politica ed educazione si incontrano. Il sistema città, i suoi luoghi naturali, i suoi dispositivi pedagogici sono al centro dell’attenzione educativa che fa propria il valore del praticare «coscienza di luogo», ovvero scegliere il quotidiano e il territorio quali categorie fondanti i pensieri e le azioni orientate alla crescita civile.
    Gruppo Abele

  • L’«educazione liberatrice»

    La ragion d’essere dell’educazione liberatrice consiste veramente nel suo impulso iniziale di conciliazione, cioè tale educazione comporta il superamento della contraddizione “educatore/educando”, in modo che ambedue divengano contemporaneamente educatori ed educandi.
    Paulo Freire

  • La nostra “casa” interiore

    La mia città vivibile dovrebbe essere costruita da individui capaci di vivere la loro “casa” interiore. Anche da un punto di vista urbanistico, una città è bella quando è armonica. E se non viviamo questa casa interiore, saremo sempre costretti a paesaggi contrastanti, soffocanti. Una città possibile è quella dove l’individuo riscopre i suoi valori, il desiderio di conoscenza. L’individuo è la risorsa più importante che abbiamo, perché la città è fatta di relazioni. Noi iniziamo sempre dall’esterno, dovremmo invece ricominciare a progettare i luoghi in cui viviamo partendo dall’ascolto di noi stessi.
    P. Pacoda, Identicity. Conversazioni sulla cittadinanza, Firenze, Giunti, 2009

  • C’è un cartello che dice…

    Sul muro di un locale di Madrid c’è un cartello che dice: «Proibito il canto Flamenco». Sul muro dell’aeroporto di Rio de Janeiro c’è un cartello che dice: «È proibito giocare con i carrelli portavaligie». Il che vuol dire che c’è ancora gente che canta e c’è ancora gente che gioca.
    Eduardo Galeano

  • A cosa serve l’utopia?

    L’utopia è come l’orizzonte, cammino due passi e si allontana di due passi. Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora a cosa serve l’utopia? A questo. Serve per continuare a camminare.
    Eduardo Galeano

  • Per cambiare la storia e non subirla

    Chi spera cammina, non fugge! Si incarna nella storia! Costruisce il futuro, non lo attende soltanto!
    Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma. Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce!
    Don Tonino Bello

  • Il diritto all’educazione

    Le città educano anche attraverso la decisione di dimenticare e di ignorare la questione educativa, riducendo gli spazi di discussione attorno ad essa, aumentando le dinamiche di semplificazione della complessità, scegliendo di non scendere in profondità, addossando a singole persone cause di problemi che, invece, hanno origine in decisioni prese in luoghi molto lontani da dove le persone stesse vivono le loro relazioni. Estromettendo il dibattito educativo dalla vita della città, viene leso un diritto fondamentale per ogni persona: il diritto all’educazione, all’essere educati.
    Gruppo Abele

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